DISFAGIA IN PILLOLE

Disfagia in Pillole è lo spazio di Nutrire con Cura dedicato alla formazione rapida e di qualità sulla gestione della disfagia. Clip brevi, contenuti selezionati, linguaggio chiaro: ogni video affronta un tema specifico — dalla valutazione alla sicurezza alimentare, dalla modifica delle consistenze alla nutrizione del paziente complesso — per restare aggiornati anche con poco tempo a disposizione.

Perché conoscere bene la disfagia fa la differenza nella cura di ogni giorno.

Disfagia, come riconoscerla

Claudia Cicellini | logopedista

La disfagia può presentarsi con segni e sintomi spesso sottovalutati o non immediatamente riconducibili a un disturbo della deglutizione. Tra le manifestazioni cliniche più frequenti si osservano tosse durante o dopo l’assunzione di cibi e liquidi, modificazione della qualità vocale (“voce gorgogliante”), sensazione di arresto del bolo, necessità di effettuare deglutizioni multiple per lo stesso bolo.

Possono inoltre associarsi prolungamento del tempo del pasto, residui alimentari nel cavo orale, riduzione dell’introito alimentare e conseguenti complicanze nutrizionali e respiratorie. È importante sottolineare che la disfagia non si manifesta sempre con segni evidenti. In alcuni casi possono verificarsi aspirazioni silenti, ovvero il passaggio di materiale alimentare o liquidi nelle vie aeree in assenza di tosse o di chiari segnali clinici immediatamente riconoscibili.

Per questo motivo, il riconoscimento precoce dei campanelli d’allarme e una valutazione specialistica rappresentano elementi fondamentali per una corretta presa in carico del paziente disfagico e per la prevenzione delle complicanze associate.

Disfagia, quali sono le conseguenze

Claudia Cicellini | logopedista

La disfagia è un disturbo della deglutizione caratterizzato da un’alterazione nel passaggio di saliva, liquidi, alimenti o farmaci dalla bocca allo stomaco, dovuta a un deficit delle strutture e/o dei meccanismi coinvolti nelle diverse fasi della deglutizione. La disfagia può compromettere la sicurezza e l’efficacia della deglutizione ed è una condizione frequentemente sottodiagnosticata, soprattutto nella popolazione anziana e nei pazienti con patologie neurologiche, neurodegenerative.

Le conseguenze non riguardano esclusivamente l’alimentazione, ma possono influenzare in modo significativo lo stato di salute generale e la qualità di vita del paziente. Dal punto di vista nutrizionale, la disfagia può favorire: malnutrizione, disidratazione, perdita di peso e massa muscolare, Sul piano respiratorio, un’alterata gestione del bolo può determinare il passaggio di materiale alimentare o liquidi nelle vie aeree, aumentando il rischio di aspirazioni e polmoniti ab ingestis, anche in assenza di tosse evidente (“aspirazione silente”).

Per questo motivo, la valutazione precoce e la presa in carico multidisciplinare sono fondamentali per garantire una deglutizione sicura, un adeguato supporto nutrizionale e la prevenzione delle complicanze.

Come si diagnostica la disfagia?

Martina Daniele | logopedista

La disfagia viene diagnosticata dal medico specialista attraverso un’attenta valutazione clinica che comprende l’anamnesi, l’esame obiettivo e specifici esami strumentali, tra cui la videofluoroscopia (VFG) e la fibroscopia (FEES).

A supporto del percorso diagnostico possono essere utilizzati anche questionari di autovalutazione, compilati direttamente dal paziente, per approfondire la presenza e la gravità dei sintomi.

Durante la videofluoroscopia si utilizza il cosiddetto pasto baritato: agli alimenti viene aggiunto solfato di bario, una sostanza che agisce come mezzo di contrasto, permettendo di visualizzare in modo dettagliato le fasi della deglutizione.

Cos’è la polmonite ab ingestis?

Claudia Cicellini | logopedista

La polmonite ab ingestis, o polmonite da aspirazione, è un’infezione polmonare che può verificarsi quando piccole quantità di saliva, liquidi, alimenti o materiale gastrico raggiungono le vie respiratorie.

È una delle possibili complicanze della disfagia, in particolare nei pazienti anziani o con patologie neurologiche. I sintomi possono includere febbre, tosse, difficoltà respiratoria, aumento della frequenza del respiro e generale peggioramento delle condizioni cliniche.

La letteratura scientifica sottolinea l’importanza della prevenzione attraverso il riconoscimento precoce della disfagia, una valutazione specialistica accurata e una gestione appropriata dell’alimentazione e della deglutizione, con l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze respiratorie correlate.

Disfagia, cos'è l'aspirazione silente

Claudia Cicellini | logopedista

Cos’è l’aspirazione silente? L’aspirazione silente è una condizione clinica particolarmente rilevante nell’ambito della disfagia e si verifica quando saliva, liquidi o alimenti raggiungono le vie respiratorie senza determinare tosse o altri segni clinici evidenti di difesa. Proprio l’assenza di manifestazioni cliniche immediatamente riconoscibili la rende una condizione complessa da intercettare e, spesso, sottostimata.

Nei pazienti fragili o affetti da patologie neurologiche, episodi ripetuti di aspirazione possono contribuire allo sviluppo di complicanze respiratorie, incluse infezioni e polmoniti da aspirazione (ab ingestis), con un impatto significativo sullo stato di salute generale e sulla qualità di vita.

Per questo motivo, il riconoscimento precoce del rischio disfagia e una valutazione specialistica accurata rappresentano elementi fondamentali nella prevenzione e nella gestione delle complicanze correlate alla disfagia.

Quanto conta la postura durante i pasti per chi soffre di disfagia?

Martina Daniele | logopedista

La postura del paziente disfagico al momento del pasto è uno degli elementi chiave per ridurre il rischio di complicanze durante l’alimentazione.

È importante assicurarsi che tronco e capo siano correttamente allineati, sia a letto che su una sedia, eventualmente utilizzando cuscini o supporti per garantire stabilità e comfort.

Anche chi assiste il paziente con disfagia deve curare la propria postura: è consigliabile mettersi in una posizione comoda e stabile, preferibilmente seduti di fronte al paziente, così da facilitare l’assistenza e monitorare meglio la deglutizione.

Cos'è il sistema IDDSI?

Martina Daniele | logopedista​

La scala IDDSI utilizza una classificazione numerica per distinguere in modo chiaro le diverse consistenze degli alimenti solidi e liquidi comprendendo un totale di 8 livelli.

Le due piramidi convergono nei livelli 3 e 4, che corrispondono a consistenze di tipo “cremoso”: queste rappresentano generalmente le più sicure e facili da gestire nella deglutizione.

All’interno di questi livelli si distinguono comunque due gradi differenti di densità, utili per adattare l’alimentazione alle specifiche esigenze cliniche del paziente.

Disfagia, aspetti nutrizionali e rischio clinico

Alice Carraro, nutrizionista

La disfagia è una condizione molto frequente nella popolazione anziana, spesso si tratta di soggetti fragili o con patologie neurologiche croniche e degenerative, e tale condizione può compromettere lo stato nutrizionale e qualità di vita. La gestione coinvolge varie figure che collaborano all’interno di un team multidisciplinare, foniatra, logopedista, nutrizionista, infermiere, oss e altri specialisti.

Il trattamento nutrizionale del paziente disfagico è fondamentale, l’alimentazione deve essere sicura in termini di “consistenze” e caratteristiche reologiche, adeguata in termini di apporti nutrizionali ma anche piacevole e garantire varietà. Un’alimentazione non adeguata può invece diventare un fattore di rischio clinico. In particolare, la valutazione dello stato nutrizionale tramite lo screening e controlli programmati, permette di identificare stati di malnutrizione, disidratazione, cali di peso o altre problematiche correlate a apporti nutrizionali insufficiente o inadeguati, oltre ad eventi avversi legati all’alimentazione (polonite ab ingestis).

La gestione dell’aspetto nutrizionale sulla base di protocolli definiti significa prendersi cura del paziente al pari di trattamenti farmacologici, per il soggetto disfagico un’alimentazione adeguata è la cura.